Codice deontologico dei biotecnologi

RELAZIONE INTRODUTTIVA

(costituisce parte integrante e sostanziale del documento)

1. Considerazioni di carattere generale 

Scrivere ex-novo un codice deontologico per una scienza di frontiera, le cui strade sono in parte ancora da tracciare, è un’impresa tutt’altro che facile: per questo motivo il testo che segue è il frutto di quasi un anno di lavoro, durante il quale numerose revisioni sono state apportate e numerosi sono stati i consigli e le indicazioni di chi ha molta più esperienza di noi, sia in campo scientifico che bioetico e umanistico.

Non crediamo che un codice deontologico per un settore in forte previsione di crescita, e in cui le scoperte si susseguono molto più velocemente della capacità, talvolta, di elaborare i relativi strumenti di analisi, debba considerarsi definitivo e immutabile.

Abbiamo cercato pertanto di guardare lontano e sempre con metodo scientifico e altrettanta sensibilità etica, consapevoli tuttavia che l’etica professionale sia qualcosa che si evolve nel tempo.

Nella stesura degli articoli si sono tenuti in considerazione alcuni punti fondamentali:

  1. Un codice deontologico non dovrebbe essere una normativa di bioetica. Per questo motivo abbiamo cercato di non inserire principi che non fossero strettamente di etica professionale e abbiamo però sottolineato i confini che sono ritenuti pressoché unanimemente invalicabili. Proprio perché riteniamo che un codice deontologico non possa (anche per la lungimiranza che dovrebbe avere) scendere nel particolare, e allo stesso tempo riteniamo che le questioni più delicate si giochino sulle valutazioni dei singoli casi, abbiamo voluto fare spesso riferimento al ruolo importante che devono svolgere i Comitati Etici nella valutazione delle singole ricerche;
  2. Abbiamo considerato caratteristiche indispensabili di una corretta attività professionale la consapevolezza delle proprie azioni e la chiarezza negli scopi, oltre che un approccio critico al proprio lavoro.
  3. Abbiamo sottolineato il principio dell’obiezione di coscienza, quale garanzia riconosciuta in ogni paese civile. Crediamo che questa garanzia sia l’unica in grado di ricomporre anche le differenze di impostazione etica di ciascuno, lasciando alla coscienza del singolo la scelta di accettare o meno particolari forme di attività professionale:  in questo senso l’Associazione intende farsi garante, nell’ambito della professione, del diritto di ciascuno di esercitare questa opzione.
  4. Abbiamo ritenuto il rapporto con il pubblico un elemento essenziale di questa professione, che si svolge in un settore della scienza che suscita grandi aspettative e anche molti timori e nei confronti del quale quindi la popolazione deve essere informata ma anche coinvolta.

La maggior parte del Codice Deontologico espone principi ritenuti basilari e condivisi, che possono essere estesi in tutti i settori di applicazione delle biotecnologie; abbiamo tuttavia ritenuto opportuno, per le implicazioni di tipo sociale ed il confine più delicato da tracciare, dedicare una sezione apposita alle Biotecnologie Mediche.

Nell’organizzazione del testo abbiamo ordinato quanto sopra esposto ritenendo parte dei principi di ordine generale: fine delle biotecnologie, affermazione della libertà di ricerca, approccio critico al proprio lavoro

Abbiamo ritenuto parte della definizione di una professionalità di alto livello: una garanzia di alta qualità del proprio lavoro, sempre basato sulle conoscenze scientifiche, l’indipendenza del proprio operato, il diritto all’obiezione di coscienza, il rispetto del segreto professionale, e la garanzia della messa in pratica di tutte le procedure di biosicurezza necessarie

Nel campo delle Biotecnologie Mediche abbiamo affrontato le problematiche più complesse degli interventi sul genoma umano, dei test genetici e delle diagnosi prenatali.

E’ stato ovviamente affrontato il tema del rapporto con in colleghi, con l’Associazione e con il pubblico: quest’ultimo, in particolare, riteniamo debba essere caratterizzato da una disponibilità alla divulgazione della scienza, alla massima diffusione e accesso alle conoscenze, e ad una comunicazione scientifica sempre oggettiva e veritiera.

 

2. Riflessioni su alcuni articoli

Articoli 5 e 6

Si è voluto ribadire l’affermazione della libertà della ricerca come valore fondamentale, perché il desiderio di conoscenza e la possibilità di incrementarla siano liberi da vincoli e condizionamenti; teniamo particolarmente, tuttavia, a sottolineare e ribadire anche che la libertà della ricerca è tanto più vera quanto essa tiene conto di considerazioni etiche ed è consapevole delle ricadute sociali che la pratica e le scoperte scientifiche possono avere.

A questo scopo abbiamo scelto di dare un particolare accento, in un articolo separato, alla considerazione che la ricerca applicata deve essere accompagnata da una valutazione preventiva, secondo quanto gli strumenti scientifici e culturali consentono, dei rischi e dei benefici che ad essa possono seguire.

Il riferimento alle costrizioni economiche pone ovviamente l’accento sull’accezione comunemente negativa del termine e sugli aspetti speculativi, prescindendo dalle limitazioni e dalle scelte anche di natura economica che ciascun ricercatore deve fare nel proprio lavoro quotidiano. L’articolo 6 sottolinea inoltre l’importanza generale di un approccio partecipativo nella valutazione del proprio lavoro.

Articolo 7

Ci è sembrato fondamentale soffermare la nostra attenzione sulla qualità della prestazione professionale, elemento fondamentale di tutti i codici deontologici ma ancora di più dell’attività professionale nel settore delle scienze della vita.

Abbiamo voluto sottolineare sia la necessità di un agire consapevole dei propri mezzi e dei propri scopi, sia la necessità di attenersi esclusivamente alle conoscenze scientifiche disponibili, come garanzia di correttezza e di qualità. I presupposti di questo articolo sono ovviamente enunciati negli articoli precedenti i quali delineano l’importanza della riflessione critica e delle considerazioni di carattere etico, imprescindibili nell’esercizio della professione del biotecnologo.

Articoli 10 e 12

Il metodo sperimentale è stato ed è la base del progresso della scienza. Non abbiamo preso in considerazione la sperimentazione sull’uomo perché questa riguarda essenzialmente la professione del Medico ed è quindi oggetto del Codice di Deontologia Medica.

Abbiamo invece voluto esprimere alcune considerazioni sulla sperimentazione animale: riteniamo fortemente che l’uso di altri esseri viventi, in grado di provare stress, dolore, e limitazioni in genere, non sia affatto un diritto di cui l’essere umano e lo scienziato in particolare possa disporre a piacimento.

Auspichiamo e sosteniamo pertanto tutti gli interventi e lo sviluppo di biotecnologie in grado di sostituire in modo scientificamente dimostrabile l’uso degli animali da laboratorio.

Crediamo che l’uso di animali per la sperimentazione debba quindi essere strettamente confinato all’indispensabile, solo quando lo stesso risultato non sia conseguibile con mezzi alternativi validi, e solo quando giustificato da una concreta aspettativa in particolare per le ricadute terapeutiche sull’uomo: in ogni caso l’uso di animali deve essere assolutamente rispettoso della vita di un altro essere vivente e pertanto condotto con mezzi idonei ad evitare nel modo migliore possibile ogni sofferenza.

Articolo 11

Abbiamo ripetuto come in altri articoli che tutte le attività di donazione di cellule, o più in generale di prodotti biologici, sono soggetti al consenso di un comitato etico. Riconosciamo che in molte realtà tali donazioni vengono ammesse come prestazione dietro compensazione economica, per questo abbiamo sottolineato che il criterio a cui deve ispirarsi il biotecnologo è che sia garantita la libera scelta del donatore. Escludiamo forme di commercio del corpo umano e di parti di esso che rappresentino pertanto sfruttamento della persona o commercio a insaputa del donatore, con particolare riferimento alle attività cosiddette di pirateria biologica, in cui il materiale di un donatore costituisce di per sé un elemento direttamente commerciabile e il donatore non ne è informato prima di fare la scelta di donazione.

Articoli 13 e 14

Nella formulazione del Capo III abbiamo tenuto conto del ruolo professionale del Biotecnologo Medico e delle dovute distinzioni con quello che invece è proprio della professione del Medico.

Il Biotecnologo Medico ha innanzitutto il compito di tradurre in problema sperimentale una domanda clinica che il Medico pone, fornendo delle eventuali risposte terapeutiche che sarà il Medico, con il dovuto coordinamento per le rispettive conoscenze e competenze, a dover gestire relativamente all’aspetto clinico e di rapporto con il paziente.

In questi articoli pertanto non sono state prese in considerazione le sperimentazioni sull’uomo, come precedentemente accennato, ancorché opportunamente coinvolgano da vicino i Biotecnologi medici, né si è tenuto conto di ogni altro aspetto clinico che non costituisce oggetto della professione del Biotecnologo.

Per quanto riguarda i soli interventi sul genoma umano, abbiamo innanzitutto distinto gli interventi di modificazione effettuati in fase prenatale, suscettibili di molte più considerazioni di carattere etico e anche di ricadute e impatto sociale differenti, da quelli effettuati nel periodo successivo.

Relativamente agli interventi sul genoma dell’embrione e alle pratiche prenatali anche solo di tipo diagnostico, abbiamo voluto escludere a priori ogni tipo di intervento che non abbia come fine ultimo la prevenzione e la eventuale correzione delle sole condizioni patologiche umane.

Sono state espressamente vietate, in sede prenatale, procedure diagnostiche dirette alla selezione di caratteristiche non coinvolte nel possibile sviluppo di patologie, evitando in questo modo possibili pratiche chiamate “eugenetiche” nell’accezione comune del termine, che tuttavia non è universalmente definito.

Per quanto riguarda gli interventi sul genoma umano dell’individuo adulto si è ribadito anche qui la priorità ad interventi mirati alla prevenzione e alla correzione di difetti patologici: con questo non abbiamo tuttavia escluso interventi diversi, non terapeutici o preventivi di patologie, fissando però il limite invalicabile delle sole cellule somatiche e della esplicita volontà dell’individuo adulto interessato.

Con questo abbiamo voluto guardare un po’ più lontano, a biotecnologie che fanno parte della nostra vita di tutti i giorni, pur con la consapevolezza e la necessità di controllare e limitare eventuali pericolosi abusi.

Articoli 16 e 17

In questo capo abbiamo voluto estendere il concetto di “dato personale” per includere anche il materiale biologico e le informazioni integrate sulla fisiologia o patologia dell’individuo, considerando che il loro utilizzo potrebbe condurre alla identificazione personale. Il testo sulla protezione dei dati si riferisce solo ai dati custoditi sotto la responsabilità del biotecnologo, e non all’uso del dato in generale. In caso di rilascio dei dati al richiedente come parte di un servizio, il biotecnologo è tenuto alla comunicazione degli eventuali rischi e impatti derivanti dalla diffusione di tali dati da parte del proprietario.

Articolo 18

Considerando il recente interesse di Stati nazionali ed enti di ricerca nel settore del bioterrorismo, si è deciso di fornire linee guida inequivocabili e largamente condivise per lo sviluppo delle biotecnologie in settori delicati che possano presentare caratteristiche di “dual use” o che abbiano come finalità esplicita lo sviluppo di armi biologiche e genetiche.

Abbiamo ritenuto questo articolo di particolare importanza, non solo per la risonanza che oggi questo tema riveste, ma anche e soprattutto perché crediamo che una attività professionale rispettosa di principi di sicurezza, di buone pratiche di laboratorio e di produzione, e di una corretta valutazione del rischio, sia l’unica in grado di dare al pubblico delle garanzie di un corretto operato.

Per questi motivi riteniamo che sempre si debba garantire la biosicurezza (con tutto quello che il termine significa, e come prescritto dalle leggi), e che, quando necessario, l’ambiente di lavoro debba essere correttamente confinato secondo quanto tutte le conoscenze scientifiche e gli strumenti a disposizione consentono.

Abbiamo voluto sottolineare inoltre come fondamentale, sia quando si opera in ambienti confinati che in ambienti aperti ove consentito, la valutazione preventiva del rischio e l’attuazione di misure precauzionali ritenute opportune e possibili.

Articolo 20

Il Codice non intende introdurre uno status speciale per gli OGM, dal momento che spetta alla legislazione stabilire limiti e misure di valutazione. Abbiamo voluto esplicitare le responsabilità e un ruolo attivo dei biotecnologi nelle seguenti fasi: valutazione preventiva del rischio, con particolare riferimento alle interazioni con l’ambiente, chiaramente secondo quanto consentito dalle tecnologie disponibili; monitoraggio successivo, con invito a mettere a disposizione i dati necessari; predisposizione di misure di sicurezza per il confinamento e la eventuale eliminazione di organismi rilasciati, qualora nuovi dati raccolti successivamente al rilascio li identificassero come dannosi.

Articolo 29

Come detto all’inizio di questa relazione, non consideriamo il Codice un insieme di norme intoccabile e immutabile, ma riteniamo la deontologia una fondamentale componente della professione che con essa, e con la società e i mutamenti culturali che in essa avvengono, evolve, si migliora e si adatta ai cambiamenti in atto, siano essi scientifici, sociali e culturali.

Per questo motivo crediamo in questa attuale formulazione del Codice, per la nostra professione di adesso, alla luce delle conoscenze scientifiche attualmente a disposizione, per la sensibilità presente in questo periodo nella società e per il tipo di rapporto che la nostra professione deve avere con essa.

Nel ritenere la deontologia una materia in evoluzione, abbiamo voluto dotare l’Associazione di tutti gli strumenti necessari per poter rivedere periodicamente, nel modo scientificamente più corretto, la formulazione del Codice rapportandola ai cambiamenti che adesso non possiamo prevedere ma che certamente avverranno, convinti che le biotecnologie saranno sempre più parte della nostra quotidianità.

 

 

CODICE DEONTOLOGICO

TITOLO I: OGGETTO E CAMPO DI APPLICAZIONE

 

Articolo 1 
Definizione

Il Codice Deontologico del Biotecnologo contiene i principi e le regole che il Biotecnologo iscritto all’Albo dell’Associazione Nazionale dei Biotecnologi Italiani deve osservare nell’esercizio della professione.

Articolo 2 
Osservanza del Codice 

Il Biotecnologo nell’esercizio della professione è tenuto ad osservare le norme e i principi del presente codice, ed è tenuto alla conoscenza di quanto vi è contenuto.

Articolo 3 
Sanzioni disciplinari 

L’inosservanza di quanto indicato nel presente Codice Deontologico, ed ogni azione od omissione in contrasto con un corretto esercizio della professione, sono punibili con le seguenti sanzioni disciplinari, che devono essere adeguate alla gravità degli atti:
a.     ammonizione, che consiste in un richiamo scritto comunicato all’interessato
b.     la censura, che consiste in una nota di biasimo resa pubblica
c.     la sospensione, con conseguente esclusione dalle attività associative per un periodo massimo di 12 mesi
d.     l’espulsione dall’Associazione

 

TITOLO II: PRINCIPI GENERALI

Articolo 4

Finalità delle Biotecnologie

1.         Il Biotecnologo deve sempre tenere presente, nell’espletamento delle proprie funzioni, che il fine ultimo delle Biotecnologie è il benessere della società e il miglioramento delle condizioni  e della qualità della vita.
2.         Il Biotecnologo deve altresì tenere presente, come sancito dai più importanti documenti internazionali, che il benessere della società non può prevalere sull’interesse e il bene dell’essere umano. 

Articolo 5

Libertà di Ricerca

La ricerca scientifica deve essere libera da costrizioni economiche e politiche. La scelta delle linee di ricerca, oltre che essere scientificamente fondata, non deve prescindere da considerazioni di carattere etico e di ricaduta sociale e deve pertanto, negli ambiti in cui esso è previsto, acquisire il parere del Comitato Etico di riferimento.

 

Articolo 6

Approccio alla Ricerca applicata

Il Biotecnologo deve sempre osservare un approccio critico al proprio lavoro, valutando con anticipo e con gli strumenti opportuni anche di tipo partecipativo rischi e benefici derivanti dalle ricerche applicate, ricordando che la ricerca applicata non è comunque fine a sé stessa.

 

 

TITOLO III: ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE

CAPO I: PROFESSIONALITA’ 

 

Articolo 7

Qualità

1.         Deve sempre essere garantita la qualità della prestazione professionale. Questo presuppone la consapevolezza del proprio agire e la chiarezza degli scopi da perseguire nell’esercizio della professione. Presuppone inoltre l’impegno di ciascun Biotecnologo nella cura dell’aggiornamento delle proprie conoscenze.

2.         Nell’esercizio della professione il Biotecnologo deve attenersi esclusivamente alle conoscenze scientifiche disponibili senza condizionamenti di altra natura.

 

Articolo 8

Obiezione di Coscienza

Come sancito dalle leggi, al professionista spetta il diritto di obiezione di coscienza nell’esercizio della professione, secondo i modi e i limiti stabiliti dalle leggi: l’Associazione si fa garante di questo di diritto e della possibilità dei Soci di esercitarlo.

 

Articolo 9

Segreto Professionale

1.         Il Biotecnologo è tenuto a mantenere il segreto su tutto ciò che gli viene confidato o di cui può venire a conoscenza nell’esercizio della professione, con particolare riguardo ai dati ritenuti sensibili dalla legge sulla privacy.

2.         Salvo diversa autorizzazione, secondo i casi previsti dalla legge, è tenuto al riserbo sulle prestazioni effettuate, nel rispetto dei principi di riservatezza.

3.         E’ considerata di particolare gravità la rivelazione di dati o informazioni senza preventivo consenso a fini di lucro o con conseguente danno di terzi.

 

CAPO II: SPERIMENTAZIONE 

Articolo 7

Qualità

1.         Deve sempre essere garantita la qualità della prestazione professionale. Questo presuppone la consapevolezza del proprio agire e la chiarezza degli scopi da perseguire nell’esercizio della professione. Presuppone inoltre l’impegno di ciascun Biotecnologo nella cura dell’aggiornamento delle proprie conoscenze.

2.         Nell’esercizio della professione il Biotecnologo deve attenersi esclusivamente alle conoscenze scientifiche disponibili senza condizionamenti di altra natura.

Articolo 8

Obiezione di Coscienza

Come sancito dalle leggi, al professionista spetta il diritto di obiezione di coscienza nell’esercizio della professione, secondo i modi e i limiti stabiliti dalle leggi: l’Associazione si fa garante di questo di diritto e della possibilità dei Soci di esercitarlo.

 

Articolo 9

Segreto Professionale

1.         Il Biotecnologo è tenuto a mantenere il segreto su tutto ciò che gli viene confidato o di cui può venire a conoscenza nell’esercizio della professione, con particolare riguardo ai dati ritenuti sensibili dalla legge sulla privacy.

2.         Salvo diversa autorizzazione, secondo i casi previsti dalla legge, è tenuto al riserbo sulle prestazioni effettuate, nel rispetto dei principi di riservatezza.

3.         E’ considerata di particolare gravità la rivelazione di dati o informazioni senza preventivo consenso a fini di lucro o con conseguente danno di terzi.

CAPO III: BIOTECNOLOGIE MEDICHE

Articolo 13

Interventi sul genoma umano

1.         Ogni intervento sul genoma umano è consentito solo per finalità di prevenzione e correzione di condizioni patologiche o correzione di predisposizioni a patologie, salvo interventi richiesti dalla persona interessata limitati alle cellule somatiche e previo consenso informato.

2.         Sono in particolare vietati interventi sull’embrione umano che non abbiano come fine ultimo la prevenzione e la correzione di patologie umane o predisposizioni ad esse.

3.         Resta ferma la garanzia e la salvaguardia anche per gli interventi di cui al presente articolo del diritto alla obiezione di coscienza, come sancito dall’art.8.

Articolo 14

Test genetici

1.         Ogni test genetico può essere attuato solo se espressamente richiesto dal soggetto interessato e previo consenso informato.

2.         I risultati dei test genetici costituiscono dati della massima riservatezza da trattare con il massimo e severo rispetto delle leggi sulla protezione dei dati personali, anche al fine di evitare qualsiasi possibile discriminazione, secondo i criteri espressi all’articolo 17.

3.         La diagnosi prenatale può essere effettuata esclusivamente per finalità di prevenzione  o di ricerca: costituiscono grave violazione del codice deontologico e dell’etica professionale interventi sull’embrione finalizzati alla selezione di caratteristiche genetiche e fenotipiche non correlate allo sviluppo di patologie o alla predisposizione ad esse.

 

Articolo 15

Prodotti terapeutici e medicina translazionale

Il biotecnologo coinvolto nello sviluppo di prodotti biotecnologici a scopo terapeutico o in attività si medicina translazionale è tenuto a conoscere le linee guida consolidate rilasciate dalle autorità competenti e dagli organismi scientifici internazionali riconosciuti nel proprio settore di attività, e l’obbligo di rispettarne le indicazioni.

CAPO IV: DATI PERSONALI 

Articolo 16

Individuo e dati altamente sensibili

1.         Qualsiasi elemento biologico di origine umana deve essere considerato dal biotecnologo elemento di informazione e identificazione, e pertanto trattato come dato altamente sensibile;

2.         Al pari degli elementi di cui al comma 1, ogni dato contenente informazioni sulla biologia, fisiologia e patologia umana, anche in forma integrata, deve essere trattato nel massimo rispetto delle normative nazionali e internazionali sulla privacy e secondo le più aggiornate linee guida sulla anonimizzazione o codificazione dei dati, che il biotecnologo è tenuto a conoscere.

 

Articolo 17

Raccolta, analisi e protezione dei dati

1.         Il biotecnologo responsabile della raccolta di cellule, tessuti o elementi del corpo umano sotto forma di banca biologica è tenuto a conoscere le più aggiornate linee guida sulla gestione e l’organizzazione delle biobanche e ha il dovere di metterle in pratica scrupolosamente;

2.         Il biotecnologo responsabile della raccolta e della conservazione dei dati di cui al precedente articolo 16 non solo ha il dovere di rispettare le normative della privacy, ma soprattutto quello di assicurare che sia garantita la massima separazione possibile da altri dati identificativi e personali, e deve escluderne qualsiasi utilizzo discriminatorio nei confronti dei soggetti interessati, incluso il monitoraggio o la classificazione in gruppi che non abbiano direttamente finalità cliniche;

3.         Qualora i dati vengano consegnati al cliente che li ha richiesti come parte di un servizio, il biotecnologo ha il compito di informare il cliente dei potenziali rischi derivanti dalla divulgazione dei propri dati, che resta responsabilità personale del richiedente.

 

CAPO V: BIOSICUREZZA E NUOVE TECNOLOGIE

Articolo 18

Biosicurezza

1.         Il Biotecnologo è tenuto ad osservare le buone pratiche di laboratorio e di produzione e tutte le norme di sicurezza previste dalle leggi in vigore, mettendo in atto pratiche e procedure in grado di garantire la biosicurezza e la sperimentazione in ambienti confinati ove prescritto.

2.         Come indicato dalle leggi in materia, è altresì tenuto ad effettuare una valutazione preventiva del rischio derivante dal proprio lavoro e a prendere le necessarie precauzioni.

Articolo 19

Tecnologie dannose

1.         I soci hanno l’obbligo di astenersi dallo sviluppo di ricerche le cui finalità siano dirette esplicitamente alla produzione di tecnologie dannose al genere umano.

2.         In particolare i soci hanno la responsabilità di agire in accordo con il principio che armi biologiche e genetiche sono inaccettabili. I soci sono tenuti a discutere, in processi partecipativi, delle possibili implicazioni dannose per il genere umano che i risultati delle proprie ricerche possono determinare nell’immediato futuro.

Articolo 20

Nuovi organismi e tecnologie emergenti

1.         Quando l’attività riguardi il rilascio deliberato di organismi complessi nell’ambiente, il biotecnologo è tenuto ad effettuare una valutazione preventiva del rischio secondo quanto consentito dalle tecnologie disponibili, con particolare riferimento all’impatto ambientale, anche qualora non previsto dalle regolamentazioni vigenti;

2.         Quando l’attività riguardi la creazione e il rilascio di nuovi organismi di sintesi, oltre alle misure previste dalle precedenti disposizioni, una appropriata valutazione dei rapporti rischi e benefici dovrà essere considerata in via preventiva, insieme ad un successivo monitoraggio e alla predisposizione di adeguate misure di intervento per il controllo o il confinamento qualora necessario;

3.         Il biotecnologo ha il compito di assicurare la massima trasparenza delle attività di sviluppo di nuovi organismi, fatti salvi i diritti di proprietà intellettuale, e facilitare ed eventualmente contribuire alla valutazione del rischio, al monitoraggio delle proprie attività e alla raccolta dati da parte delle autorità competenti.

 

CAPO VI: RAPPORTO CON I COLLEGHI E CON L’ASSOCIAZIONE

Articolo 21

Albo e Associazione

1.         Il Biotecnologo iscritto all’Albo è tenuto a partecipare alla vita dell’Associazione professionale, con particolare riguardo alle iniziative connesse con la Deontologia e l’Aggiornamento Professionale.

2.         Ai fini della corretta tenuta dell’Albo il Biotecnologo è tenuto a comunicare con la massima tempestività ogni variazione delle informazioni fornite all’Associazione all’atto dell’iscrizione.

3.         Il rapporto con l’Associazione deve essere improntato al massimo spirito collaborativo: il Biotecnologo che ricopra incarichi associativi deve assolvere i propri compiti con diligenza e correttezza, imparzialità, nell’interesse comune e a non abusare mai della propria carica.

 

Articolo 22

Rapporti con i colleghi

1.         ll rapporto con i colleghi deve essere improntato al rispetto reciproco, al libero ed aperto confronto e collaborazione;

2.         Il biotecnologo ha il dovere di riconoscere adeguatamente il lavoro dei propri collaboratori, includendo nelle proprie pubblicazioni coloro che abbiano offerto un significativo contributo all’ideazione e all’esecuzione del lavoro che ha permesso di raggiungere i risultati;

3.         E’ inoltre tenuto a fornire un puntuale e stimolante insegnamento della materia a studenti, allievi e tirocinanti, riconoscendo loro pari dignità nella pubblicazione dei risultati cui hanno contribuito.

 

Articolo 23

Rapporto con altri professionisti

Il rapporto con altri professionisti deve essere improntato al rispetto reciproco, delle competenze professionali di ciascuno e alla massima collaborazione per il raggiungimento degli obiettivi comuni della struttura di appartenenza.

 

TITOLO IV: COMUNICAZIONE

Articolo 24

Comunicazione delle proprie ricerche

1.         La comunicazione delle ricerche deve essere sempre oggettiva, veritiera, frutto di una attività di ricerca trasparente, e il biotecnologo deve sempre dichiarare eventuali conflitti di interesse nelle proprie attività.

2.         La manipolazione delle informazioni oggetto di comunicazione scientifica e dei risultati oggetto di pubblicazione costituisce grave violazione della deontologia professionale.

3.         Sono considerate una violazione della deontologia anche le azioni di plagio dei risultati o delle produzioni altrui nelle proprie pubblicazioni, anche quando le informazioni non siano proprietarie, in assenza di una appropriata citazione;

4.         Nella diffusione di notizie su innovazioni o ricerche sono da evitare comportamenti che possano suscitare aspettative o paure infondate.

 

Articolo 25

Comunicazione pubblica

Il Biotecnologo ha il compito di partecipare alle attività di comunicazione pubblica della Scienza, di mantenere un rapporto aperto con il pubblico, partecipare e favorire con correttezza e metodo scientifico discussioni e analisi su finalità, rischi e vantaggi delle biotecnologie, e di favorire l’accesso del maggior numero di persone possibile ai presupposti culturali e scientifici delle innovazioni scientifiche.

 

TITOLO V: DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 26

Codice Deontologico

L’Associazione deve inviare a tutti gli iscritti, nella forma ritenuta più opportuna, il presente codice deontologico al fine di assicurarne la massima diffusione e conoscenza e controllarne il rispetto nelle forme previste dagli Organi Associativi.

 

Articolo 27

Infrazioni del Codice

1.         E’ fatto obbligo a chiunque ne venga a conoscenza di segnalare al Collegio dei Probiviri della Associazione ogni violazione del presente Codice Deontologico.

2.         E’ fatto obbligo agli Organi Associativi di procedere ai necessari accertamenti ed assumere le decisioni che ne possano conseguire.

 

Articolo 28

Interpretazione del Codice

1.         La Relazione introduttiva costituisce la chiave di lettura principale della presente normativa.

2.         Le richieste sulla corretta interpretazione del codice sono inviate al Presidente della Associazione, che chiede un parere vincolante al Collegio dei Probiviri.

Il Collegio si esprime entro 30gg dalla richiesta formulando un documentato parere.

3.         Il Collegio dei Probiviri esprime autonomamente pareri sull’interpretazione degli articoli nell’esercizio ordinario delle proprie funzioni di organo di garanzia e in caso di violazione del Codice stesso: in tal caso tiene regolarmente informato il Presidente dell’Associazione.

4.         Il Collegio, al fine di implementare l’applicazione del Codice nelle attività quotidiane dei Soci, rilascia periodicamente dei pareri quando si presentino casi con forte implicazione sociale o siano pubblicate innovazioni scientifiche e tecnologiche di forte impatto per il settore, o emette delle linee guida coinvolgendo gli esperti del settore su argomenti di particolare interesse scientifico e deontologico;

5.         Fatte salve le procedure di cui all’articolo 29, i pareri interpretativi non hanno carattere generale ma devono sempre riferirsi a casi specifici: possono pertanto essere chiesti o emessi più volte qualora riferiti a casi diversi.

 

Articolo 29

Revisione del Codice

1.         L’applicabilità del Codice Deontologico viene monitorata periodicamente dal Collegio dei Probiviri, almeno ogni dieci anni, sulla base delle più recenti innovazioni scientifiche accreditate e dei mutamenti avvenuti nella Professione del Biotecnologo.

2.         Il Collegio dei Probiviri può proporre una revisione del Codice Deontologico accompagnandola con una precisa relazione

sullo stato di applicazione del Codice e i mutamenti del settore.

3.         Gli emendamenti sono approvati dal Collegio e presentati al Consiglio Direttivo Nazionale che ne approva motivazioni e contenuti e presenta la revisione alla Assemblea Nazionale per l’approvazione definitiva.

4.         Il Consiglio Direttivo può chiedere al Collegio dei Probiviri di riesaminare la proposta di revisione, suggerendo delle modifiche: se il Collegio si esprime all’unanimità il testo viene presentato in Assemblea.

 

Il presente Codice è stato letto ed approvato integralmente dall’Assemblea dei Soci.

 

Torino, 14 Aprile 2012

 

Il Presidente del Collegio dei Probiviri                                    Il Presidente dell’Associazione

f.to Dr. Francesco Lescai                                                         f.to Dr. Simone Maccaferri