Politiche europee per le biotecnologie

Il ruolo delle biotecnologie nel mondo delle nuove professioni e delle loro qualifiche è estremamente rilevante, non solo per il nostro Paese, ma per l’intero sistema economico e produttivo Europeo. Proprio per questo, la European Federation of Biotechnology ha inserito la difesa della professione di biotecnologo tra le sue priorità strategiche, ponendo il tema della difesa delle Qualifiche Professionali fra le priorità principali di uno dei suoi “Task Group”.

Il Gruppo di Lavoro, composto da rappresentanti di varie Università europee, si chiama “Task Group on Education, Mobility and Professional Qualifications“, a sottolineare lo stretto legame fra curricula universitari, mobilità fra paesi comunitari e riconoscimento della professione del Biotecnologo. A guidare questo nuovo importante Gruppo di esperti è stato nominato Francesco Lescai, già membro del Consiglio Direttivo della Federazione e Presidente del Collegio dei Probiviri dell’ANBI, e vede la partecipazione di Daniele Colombo, presidente della Sezione Regionale ANBI Lombardia nel ruolo di Segretario, e di Simone Maccaferri, presidente ANBI.

Con questa decisione, una intera comunità di oltre 8 mila ricercatori e 400 tra società scientifiche, istituti di ricerca e imprese che pone al centro della propria agenda il riconoscimento in tutta Europa delle Qualifiche Professionali. Questa scelta rappresenta un passo importante che consentirà di dare ancora più significato alla richiesta di un riconoscimento della Professione del Biotecnologo, perché non sono più soltanto i professionisti delle biotecnologie a difendere le proprie competenze, ma l’insieme unitario di tutti gli attori del mondo biotech nell’Unione Europea, fra cui i padri scientifici delle biotecnologie.

Il Gruppo di Lavoro guidato da Francesco Lescai si sta occupando di approfondire il dialogo con le Unità della Commissione Europea che curano la revisione della Direttiva sulle Qualifiche Professionali.

Dall’autunno 2010, si stanno svolgendo, presso le sale del Direttorato Generale per il Mercato Interno della Commissione Europea, una serie di importanti meeting internazionali sulle qualifiche professionali.

Più di 50 associazioni professionali di tutti i paesi europei hanno partecipato all’iter di discussione. ANBI ed EFB hanno partecipato in maniera diretta, rappresentando i biotecnologi europei ai tavoli riguardanti la Formazione Universitaria e le Qualifiche Professionali.

Numerose sono le tematiche attualmente affrontate a Bruxelles, tra cui la necessità di migliorare la mobilità dei professionisti da un Paese Membro all’atro e la creazione di una patente del professionista “identity card” riconosciuta a livello europeo.

La nostra Associazione sta svolgendo in particolare un ruolo importante nel rappresentare le esigenze delle professioni che sono regolate solo in pochi paesi europei, sono solo parzialmente regolate in altre, e non sono regolate affatto nella maggioranza degli Stati Membri.

Attualmente, la direttiva relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali è in discussione al Parlamento Europeo. Il riconoscimento delle qualifiche professionali costituisce una delle priorità del Single Market Act. Sulla base di un’ampia consultazione con professionisti e parti sociali, sono state individuate diverse aree principali che richiedono interventi volti a migliorare la direttiva relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali del 2005. In particolare, i punti chiave sono: aggiornamento e miglioramento delle disposizioni esistenti; modificare il modo in cui le professioni sono regolamentate nell’UE; ridurre il numero di professioni regolamentate, nel totale rispetto della salute e della sicurezza dei cittadini, soprattutto con riferimento alle professioni sanitarie.

Per capire meglio…

 

Perché il problema del riconoscimento professionale è così importante? 

Perché solo riconoscendo la professionalità dei soggetti che operano nel settore biotecnologico potremo avere in Italia un cambio di passo che ci porterebbe di diritto fra le grandi economie mondiali dell’innovazione. L’assenza del riconoscimento della figura professionale del biotecnologo, oltre ad implicazioni di carattere legislativo, porta l’Italia a patire la mancanza di una struttura innovativa del settore: non mancano in sè le strutture, rappresentate, ad esempio nel settore della salute, da alcune eccellenze ospedaliere e universitarie, ma la possibilità di applicare un sistema strutturato di lavoro che preveda la figura del biotecnologo medico quale interfaccia fra la corsia e il laboratorio. Così come, anche in altri ambiti, di un punto di contatto qualificato tra la ricerca e l’impresa.

Si parla spesso di abolizione degli ordini professionali, di abolizione del valore legale del titolo di studio. A queste proposte di riforme, si è sempre opposto un coro di no. Cosa ne pensa l’ANBI? 

Mentre altri, in tutti i settori, hanno fatto del no aprioristico e della rincorsa alla sanatoria, i propri vessilli, negli anni l’ANBI ha proposto un modello di sviluppo delle Biotecnologie basato sul riconoscimento e la valorizzazione del Biotecnologo e non sulla parcellizzazione della sua figura professionale all’interno di altri albi o Ordini professionali, senza che questo sia accompagnato dalla identificazione delle competenze fondanti e specifiche.
Un paese moderno non deve pensare secondo una logica corporativa, dove i privilegi acquisiti superano di gran lunga la necessaria flessibilità e remunerazione del merito, che sono cruciali nei settori dell’innovazione scientifica e biotecnologica. Per questo, ANBI ha proposto una politica di promozione della professione del biotecnologo che passa attraverso un approccio europeo al mondo del lavoro, che passi attraverso una valutazione meritocratica e il riconoscimento delle professionalità intellettualmente rilevanti come driving force del Paese.

Come si pone ANBI in merito al tema della Direttiva Qualifiche e riconoscimento delle Associazioni professionali in Italia? 

Dotandosi di un albo professionale interno per il rilascio di un attestato di competenza, di un codice deontologico elaborato discutendo con il Comitato Nazionale di Bioetica, di un programma di aggiornamento professionale costante obbligatorio per i propri soci, l’ANBI già dispone di tutti quei requisiti che sono contenuti nella legge di recepimento nazionale della Direttiva Qualifiche, fin dal 2007. Già da allora, ANBI si è proposta come modello di Associazione professionale in Italia. Purtroppo, però, oggi è ancora tutto fermo e l’Italia non ha ancora riconosciuto le Associazioni Professionali quali protagonisti del panorama socio-economico nazionale.Nel frattempo l’Europa sta correndo a velocità molto diverse e quando, e fra qualche mese, una nuova Direttiva Qualifiche normerà queste tematiche.